Mengoni vince Sanremo..ma perde nel Galateo

17 Feb

Come ormai saprete tutti, Marco Mengoni ha vinto l’edizione 2013 del Festival di Sanremo. A questa vittoria però si accompagna una pesante bocciatura da parte dall’Accademia Italiana Galateo, che non esita a criticare la sua mancanza di eleganza.

Marco Mengoni - da Wikipedia

A parte l’abbigliamento (l’abito è stato giudicato “banale” e “reso per nulla elegante del fazzoletto nel taschino, sbagliata la fantasia e l’accostamento“), a fare meritare all’artista la sonora bocciatura è stata la mancanza di savoir-faire.

Il Presidente dell’Accademia, Samuele Briatore, ha infatti commentato: “Mengoni bocciato anche solo per il baciamano più scorretto della storia. Storto, accennato e senza inchino.  Non si porta la mano alla testa ma la testa alla mano. Il galateo consiglia di evitare gesti di cui non si ha padronanza”. E aggiunge: “Per quanto riguarda la premiazione…assolutamente tremendo vederlo mentre si grattava il viso con il premio.

Read more: http://notizie.delmondo.info/2013/02/17/mengoni-vince-sanremo-ma-perde-nel-galateo/#ixzz2LBzwaCsu

Le regole del Bon Ton….I doveri dell’ospite

26 Gen

L’ospite deve sempre comunicare l’ora di arrivo e di partenza e organizzarsi in base alla comodità ed ai bisogni del padrone di casa.
Semplicissime regole di comportamento, essenziali per una piacevole e non invasiva permanenza per l’ospitato, sono:

  • Non presentarsi mai a mani vuote.
  • Evitare di portare molti bagagli e tenere in perfetto ordine la camera che è stata assegnata.
  • Adeguarsi agli orari della famiglia, quindi evitare di dormire fino a tardi o rincasare a orari impensabili.
  • Non girare per casa con abbigliamento inadatto.
  • Per quanto riguarda la pulizia, comportarsi in modo educato, ricorrere sempre alla lavanderia e non portare niente da lavare o da stirare alla padrona di casa.
  • Usare in modo molto discreto sia il telefono che il bagno. Le telefonate “insolite” sono facilmente riscontrabili online o sulla normale bolletta del telefono.
  • Collaborare, se possibile e opportuno, con la famiglia nelle faccende domestiche o semplicemente stabilendo buoni rapporti con tutti i componenti.
  • Non intromettersi nelle discussioni di casa parteggiando per qualcuno dei membri della famiglia.
  • Non abusare di ciò che è offerto dalla casa (sigarette, caramelle, cioccolatini, etc.).
  • Se rompe qualcosa deve scusarsi e risarcire il danno o, se possibile, acquistare un’altro oggetto identico.
  • Non consegnare la propria biancheria sporca ai padroni di casa o, al personale di servizio, per lavarla ma provvedere autonomamente.
  • Non appropriarsi indebitamente di oggetti presenti in casa.
  • Non costringere i padroni di casa ad orari troppo diversi dalle loro abitudini per capriccio personale.
  • Prima di andar via se la famiglia che ci ha ospitato ha del personale domestico, donare loro del denaro senza farsi notare dalla padrona di casa (è obbligatorio) e spedire successivamente una lettera di ringraziamento per l’ospitalità dimostrata.
  • Non prolungare la permanenza oltre il dovuto.
  • Inviare, al proprio rientro, una lettera o un biglietto di ringraziamento ai padroni di casa, accompagnato, magari, da un mazzo di fiori.

Le regole del Bon Ton….I doveri del padrone di casa

26 Gen

Il padrone di casa in presenza di un ospite dovrà:

  •  Far trovare la camera per l’ospite ben pulita ed ordinata con spazio a sufficienza in cassetti i nell’armadio per permettergli di deporre le sue cose.
  • Tenere la camera dell’ ospite e tutta l’ abitazione in generale, sempre in perfetto ordine.
  • Fornirgli biancheria pulita per il letto e per il bagno.
  • Se ha personale di servizio designare una persona che sia a completa disposizione dell’ospite e che si interesserà dei suoi bisogni, altrimenti sarà esso stesso a farlo.
  • Lasciare all’ospite la libertà di gestire al meglio le sue giornate senza organizzare il soggiorno per lui, ma affinacandolo nelle scelte e nei programmi.
  • Non mettere mai, per nessun motivo, l’ospite a disagio.
  • Non girare, seppur in casa propria, con abbigliamento inadatto.
  • Evitare le discussioni in casa che possano mettere in imbarazzo l’ospite e portarlo a parteggiare per qualcuno dei membri della famiglia.
  • Mettere a disposizione dell’ospite libri, sigarette, caramelle, cioccolatini, etc. presenti in casa.
  • Evitare reazioni teatrali se l’ospite rompe qualcosa: in tal caso si dirà che non fa nulla e che sono cose che possono succedere.
  • Evitare, senza esagerazioni) di fare orari monacali in presenza di ospiti, daltronde sono in visita per vacanza e non per un ritiro ascetico.
  • Evitare di cambiare atteggiamento con l’ospite se la permanenza si prolunga oltre il dovuto.

Le regole del Bon Ton…il saluto

25 Gen

Le principali formule di saluto sono “Ciao”, in contesti informali ed confidenziali, “Buongiorno” e “Buonasera”, in contesti formali, “Salve”, quando si intende restare sul vago, e “Arrivederci” o “Buonanotte”, come forme di commiato. Queste forme spesso vengono accompagnate da una stretta di mano o, tra parenti e amici, da due baci sulle guance.
Il saluto segue le regole delle presentazioni cioè lo da la persona più giovane alla più anziana, la meno importante alla più importante, l’uomo alla donna; mentre per le strette di mano si invertono le precedenze, anche se spesso i due momenti sono unificati per cui si segue solo regola di saluto.
Per la strada un signore non ferma mai una signora: tocca a lei prendere l’iniziativa, a meno che non ci sia una certa confidenza tra i due.
Se l’uomo accompagna una donna non si ferma a salutare le conoscenze che incontra ma fa un cenno con il cappello o saluta in modo fugace ed accennerà un saluto alle persone che la signora saluta, anche se non le conosce. Se per strada incontra un amico ed intende soffermarsi con questo per prima cosa presenterà la signora che lo accompagna.
Se indossa il cappello lo toglierà in ogni luogo pubblico, escluse la stazione, la posta e la sinagoga, e sul taxi se accompagna una signora.
Una signora  in compagnia di un uomo può fermarsi a patto di presentare il suo accompagnatore. Se incontra una donna più anziana o più importante saluta per prima, se, invece, ne incontra una al suo pari il saluto dovrebbe essere spontaneo e contemporaneo. 
Il galateo impone inoltre di salutare il feretro durante un corteo funebre, il SS. sacramento in processione e la bandiera italiana durante una sfilata.
E’ bene infine ricordare che non si saluta mai tenendo la sigaretta tra le labbra, non si da mai la mano guantata, tranne che non lo imponga la situazione.

La Storia del Bon Ton….

20 Gen

La moderna concezione di “buone maniere” si è sviluppata nel periodo rinascimentale, quando la morale virtuosa (honestum) e le forme esteriori di comportamento (decorum) si precisarono e differenziarono progressivamente.

Fino ad allora virtù e contegno esteriore erano considerate come un concetto unico ed inscindibile patrimonio delle élite cortigiane e cavalleresche. Nel XV sec., con il declino della cultura di corte, l’ideale di comportamento moralmente ineccepibile e cortese legato all’antica istituzione dei cavalieri divenne collettivo e attraverso la nobiltà si estese a tutta la popolazione.
Con l’avvento dell’Umanesimo si iniziarono a stabilire rigide norme di comportamento basate su obblighi morali. In questo senso ebbe un ruolo determinante l’opuscolo De civilitate morum pueriliumdi Erasmo da Rotterdam, le cui indicazioni nei sec. successivi vennero riprese alla lettera oppure adattate alle esigenze del momento. Tuttavia, fino alla fine del XVIII sec., punto di riferimento dell’individuo civilizzato rimase l’uomo cortese, il Cortegiano, descritto nell’omonimo trattato dal conte Baldassarre Castiglione. Egli sapeva affermare i suoi interessi e farsi valere nella società grazie a un raffinato modo di porsi, alla cortesia e all’abilità nel gestire i contatti sociali, sempre mosso dagli ideali della bellezza e dell’armonia estetica espressione di un animo nobile e elevato. Garbo, intelligenza e cortesia, in diversa declinazione, conservarono la loro validità fino al XIX sec. nell’ideale dell’honnête homme.

Agli albori dell’epoca moderna le regole della buona educazione, sia cortesi che borghesi, costituivano, unitamente ai precisi dettami dell’etichetta e del cerimoniale inerenti al modo di agire e di parlare in politica e società, una sorta di grammatica del comportamento: definivano cioè la forma corretta e il significato delle diverse azioni nei rapporti interpersonali. Il totale disciplinamento del comportamento, che includeva persino la scelta delle forme più opportune di saluto e di commiato nella corrispondenza epistolare, doveva infondere nell’individuo sicurezza nelle relazioni sociali affinché potesse affrontare qualsiasi situazione con disinvoltura.

E’ proprio in questo contesto che Monsignor Giovanni Della Casa scrisse il suo celeberrimo trattato Galateo overo De’ Costumi. Tale l’importanza rivestita dall’opera che il titolo divenne simbolo per l’antonomasia di quel codice di norme, che regge le relazioni tra gli uomini civili. L’ossequio di un determinato galateo variava a seconda dei ceti: mentre le classi superiori non erano tenute a osservare tutte le regole verso i ceti subalterni, questi ultimi le dovevano sempre rispettare. Questa asimmetria si manifestava anche nei diversi gradi di pudore. Un membro delle classi alte, ad esempio, si spogliava senza imbarazzo di fronte ai domestici, ma non davanti ai suoi pari.

L’Illuminismo sviluppò una nuova visione del comportamento legata al suo interesse per l’uguaglianza e la felicità universali. In opposizione all’immagine pessimistica dell’uomo dell’età barocca, secondo l’Illuminismo tutti i rapporti dovevano naturalmente fondarsi sulla convivialità e sull’amore per il prossimo e la cortesia formale doveva cedere il posto al principio dell’apertura e della naturalezza. Tuttavia questa critica dell’ordine gerarchico in base ai nuovi principi risultò ambivalente tanto per gli illuministi che per le classi borghesi emergenti e fu all’origine di insicurezze e incertezze nei contatti sociali.

Con il declino dell’euforia illuministica e, ancor più, in seguito al bilancio negativo o alla ricerca di una relativa sicurezza, le forme aperte di comportamento sociale persero terreno già all’inizio del XIX sec. Tornarono in auge gli imperativi a dominare corpo, mimica e gestualità. La letteratura sulla buona educazione, spogliata dei suoi fini programmatico-illuministici, suggeriva al piccolo borghese, desideroso di affermarsi, come emergere per mezzo dell’ambizione, della forza di volontà e dell’assimilazione di buone maniere. La buona creanza, investita di nuove connotazioni ideologiche, divenne un’operazione autodeterminata e intenzionale. Le buone maniere borghesi, misura e obiettivo di ogni comportamento, si traducevano nel manifestare e mantenere un contegno, vale a dire nel dominare il proprio corpo, i propri affetti e le proprie emozioni. Chi desiderava farsi strada nella società borghese doveva apprendere un portamento corretto e un linguaggio corporeo compassato. Ciò valeva in particolare per le donne, il cui comportamento e autocontrollo erano soggetti a norme più severe rispetto a quelle destinate agli uomini, come risulta dai manuali di buona creanza per donne e fanciulle scritti dopo il 1850, che dedicavano particolare attenzione alle forme esteriori, alla conversazione e all’etichetta, nonché a questioni riguardanti la moda e la società, lasciando ad altre forme di letteratura l’educazione spirituale e sentimentale. Nel contesto borghese, portamento e buone maniere nelle relazioni con individui appartenenti al medesimo ceto o a classi superiori simboleggiavano padronanza di sé, stabilità, affidabilità e rettitudine, ossia onestà e rispettabilità. Contegno borghese e portamento corretto venivano utilizzati ai fini dell’autorappresentazione e per definire precisi confini rispetto alle classi inferiori. Con l’affermarsi del postulato secondo cui le norme comportamentali delle classi inferiori dovevano essere adeguate a quelle del ceto borghese, le buone maniere conseguirono un carattere universale.

Le regole della buona educazione furono tuttavia anche un importante strumento di disciplinamento sociale. Sebbene i libri di galateo aspirassero ad essere completamente aclassisti, apolitici e astorici, essi continuarono a mantenere il caratteristico indirizzo borghese e rivendicavano validità universale.
Con la fine dell’800 e l’avvento del Novecento l’etichetta lasciò spesso spazio allo snobismo ed all’ostentazione e, dopo alterne fortune, venne quasi totalmente obliata alla fine del secolo.

In Italia, nel secondo dopoguerra, Il saper vivere di Donna Letizia elargiva consigli e regole di comportamento alle donne che, dimenticati i duri anni di guerra, tornavano ad interessarsi, all’alba del boom economico, all’etichetta.

La rivoluzione culturale degli anni ‘60, richiamandosi agli ideali illuministici di naturalezza e spontaneità nei confronti della propria persona e degli altri, rese le tradizionali regole della buona creanza più flessibili e rafforzò la tendenza all’individualizzazione e pluralizzazione del comportamento esteriore.

  • Negli ultimi tempi, segnati da una sempre maggiore diffusione dei cattivi costumi e della maleducazione, si sta tornando a porre attenzione all’arte delle buone maniere, simbolo di eleganza e raffinatezza, adesso liberate dal loro esclusivo dominio delle classi sociali più elevate.

Le Regole del Bon Ton….La conversazione

20 Gen

La conversazione è uno dei nostri principali biglietti da visita: mostra la nostra educazione, il nostro background culturale ed il nostro carattere; in tal senso è bene rispettare alcune semplici regole. Prima di tutto è bene ricordare che non è lecito interrompere chi sta parlando. Questo non è solo scortese, in certi casi può essere addirittura crudele: si rischia di confondere il poverino, fargli perdere il filo e rovinare tutta l’efficacia del suo discorso. Per nessuna ragione, dunque, si interrompono le persone che stanno parlando, né con noi né con altri. Attenzione particolare va alla moglie o al marito. Questi non si interrompono né si correggono e si lasciano finire i discorsi prima di iniziare eventualmente di nostri. Non c’è niente di più deprimente, in un salotto, di quelle mogli che, mentre il marito sta raccontando una barzelletta, intervengono a metà per dire: “Ma questa io l’ho già sentita una ventina di volte!”, oppure “Ma no caro, la racconti male, non dovevi dire così, dovevi dire…”, o che interrompono ogni resoconto e osservazione del marito con un: “Non è vero! Hai torto! Caro, non ti accorgi che stai annoiando tutti quanti?”. Non ha assolutamente il diritto, una moglie (o un marito), di fare interruzioni di questo genere: non l’ha in privato, tanto meno in pubblico. E’ importante poi fare attenzione agli argomenti di conversazione; una serata, ad esempio, che degenera in barzellette è quasi peggio di una che degenera in rissa. Assolutamente da evitare sono i pettegolezzi, poco eleganti e molto pericolosi poichè rappresentano un arma a doppio taglio, poichè la prossima volta potreste essere voi oggetto di conversazione. Con le signore, oltre a quello dei figli e della casa, argomento di sicuro successo è quello riguardante la moda o lo shopping poichè anche la meno interessata avrà sempre di che parlare. L’educazione di una persona si rivela anche attraverso la voce, il linguaggio, il tono e l’accento che usa nel parlare. Bisogna quindi cercare, da un lato, di eliminare o correggere i difetti di pronuncia, il marcato accento dialettale e le locuzioni “poco italiane”; dall’altro, di evitare di intessere i propri discorsi di frasi banalmente spregiudicate e disinvolte, tratte dall’ultimo film in romanesco o dal “gergo” in uso tra gli studenti o i “gagà” di Montenapoleone o di via Veneto. Questo linguaggio, già notevolmente irritante in bocca ai giovanissimi, risulta infatti ridicolo e oltremodo sciocco in bocca agli adulti, specie se di sesso femminile. Sarà bene utilizzare quindi un tono pacato ed un linguaggio semplice, corretto e garbato.

il mio primo articolo

30 Ott

Hola…