Le Regole del Bon Ton….La conversazione

20 Gen

La conversazione è uno dei nostri principali biglietti da visita: mostra la nostra educazione, il nostro background culturale ed il nostro carattere; in tal senso è bene rispettare alcune semplici regole. Prima di tutto è bene ricordare che non è lecito interrompere chi sta parlando. Questo non è solo scortese, in certi casi può essere addirittura crudele: si rischia di confondere il poverino, fargli perdere il filo e rovinare tutta l’efficacia del suo discorso. Per nessuna ragione, dunque, si interrompono le persone che stanno parlando, né con noi né con altri. Attenzione particolare va alla moglie o al marito. Questi non si interrompono né si correggono e si lasciano finire i discorsi prima di iniziare eventualmente di nostri. Non c’è niente di più deprimente, in un salotto, di quelle mogli che, mentre il marito sta raccontando una barzelletta, intervengono a metà per dire: “Ma questa io l’ho già sentita una ventina di volte!”, oppure “Ma no caro, la racconti male, non dovevi dire così, dovevi dire…”, o che interrompono ogni resoconto e osservazione del marito con un: “Non è vero! Hai torto! Caro, non ti accorgi che stai annoiando tutti quanti?”. Non ha assolutamente il diritto, una moglie (o un marito), di fare interruzioni di questo genere: non l’ha in privato, tanto meno in pubblico. E’ importante poi fare attenzione agli argomenti di conversazione; una serata, ad esempio, che degenera in barzellette è quasi peggio di una che degenera in rissa. Assolutamente da evitare sono i pettegolezzi, poco eleganti e molto pericolosi poichè rappresentano un arma a doppio taglio, poichè la prossima volta potreste essere voi oggetto di conversazione. Con le signore, oltre a quello dei figli e della casa, argomento di sicuro successo è quello riguardante la moda o lo shopping poichè anche la meno interessata avrà sempre di che parlare. L’educazione di una persona si rivela anche attraverso la voce, il linguaggio, il tono e l’accento che usa nel parlare. Bisogna quindi cercare, da un lato, di eliminare o correggere i difetti di pronuncia, il marcato accento dialettale e le locuzioni “poco italiane”; dall’altro, di evitare di intessere i propri discorsi di frasi banalmente spregiudicate e disinvolte, tratte dall’ultimo film in romanesco o dal “gergo” in uso tra gli studenti o i “gagà” di Montenapoleone o di via Veneto. Questo linguaggio, già notevolmente irritante in bocca ai giovanissimi, risulta infatti ridicolo e oltremodo sciocco in bocca agli adulti, specie se di sesso femminile. Sarà bene utilizzare quindi un tono pacato ed un linguaggio semplice, corretto e garbato.

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